- Un doveroso aggiornamento a fine 2014 -

Dopo anni di onorato servizio ho chiuso la mia attività professionale in fotografia.
Ad oggi il sito rimane per varie ragioni, ad esempio per mantenere attive le gallery fotografiche offerte come servizio a tempo indeterminato degli sposi che si sono affidati a me e che hanno richiesto questo servizio, così come spazio personale per continuare a mostrare ciò che comunque per me rimane una enorme passione e infine come archivio storico della attività svolta.
Non mi occupo più quindi di fotografia con finalità lavorative.
Continuate a contattarmi se volete per qualsiasi altro genere di progetto a fine non lucrativo.
Colgo l'occasione per ringraziare tutti coloro che hanno creduto a me, i molti clienti soddisfatti che sono stati poi la più grande spinta per portare nuovi clienti.
Con molti di voi si sono creati splendidi rapporti di amicizia che durano ancora oggi...e questo è il maggior bagaglio che mi rimane!
Non chiudo l'attività perchè non sia andata bene, tutt'altro, in pochi anni ho avuto risultati davvero inaspettati dei quali sono orgoglioso e commosso, chiudo semplicemente perchè sono un'anima inquieta, alla costante ricerca di nuovi stimoli e cambiamenti e questa attività non poteva più essere in equilibrio con altri aspetti della mia vita e, paradossalmente, con la mia stessa passione per la fotografia, che ora ho il piacere di far tornare ad essere pura passione.


GRAZIE!

Ma ora...quella che era la mia breve presentazione e che eccettuato il doveroso aggiornamento non necessita di particolari modifiche.


Era un freddo febbraio Piemontese del 1978 quando venni al mondo in quel di Torino.
Mio padre a Natale ci scattava le foto con una vecchia Rollei 6x6, un gioiello di famiglia che vorrò tramandare ai miei figli come mio nonno fece con lui, e come lui, spero, farà con me.
E forse è stato proprio così che la fotografia è entrata dentro di me, ma non solo a Natale, ma almeno una volta alla settimana, quando a casa mia, luogo dove la televisione era oggetto praticamente inutilizzato, ci si metteva davanti al telo bianco a guardare le diapositive.
E mio padre commentava le foto da tecnico quale era, mia madre lo faceva da insegnante di lettere, con meno competenza ma spesso con più poesia.
Ecco, forse è così che già in poche righe ho speso la parte più bella di questo scritto, che più che un curriculum è un omaggio a chi vuole leggermi, nella speranza che qualcosa di quanto c’è scritto mostri quanto mi brillano gli occhi ancora oggi, quando parlo della mia passione, della mia ossessione a dire il vero: La fotografia!
Il resto è più o meno biografia, quasi aneddotica: mio padre quando avevo sei anni cambia la sua reflex Olympus per una Nikon, e la Olympus va a me.
Così mi insegna ad usarla davvero, la macchina, mi spiega i tempi, i diaframmi, la messa a fuoco, la profondità di campo, le basi della composizione… è bello che qualcuno mi abbia spiegato a sei anni la regola dei terzi perché da bravo ribelle è stato interessante infrangerla e provarne un sadico piacere da piccolo biricchino.
Fatto sta che per gli anni a venire la mia paghetta settimana comprendeva non ricordo quante migliaia di lire… e un rullino da 36 di diapositive, con tanto di sviluppo.
Tutto più o meno è filato liscio e senza intoppi, con momenti di maggiore ripresa e periodi di stanca, quando la macchina la si prendeva solo per momenti particolari: scatti come regali di nozze ai parenti, o di battesimo agli amici.
Due bellissimi corpi macchina Nikon analogici (che naturalmente ho ancora), alcuni obiettivi: quanto mi hanno insegnato queste macchine: allora dovevi far le cose per bene quando scattavi, per almeno due motivi, il primo è che non vedevi cosa diavolo stavi combinando, il secondo è che ogni sbaglio, o esperimento che dir si voglia, costava, e per un ragazzino la cosa era pesante.
Ma quante soddisfazioni!
Questo è stato il mio curriculum “professionale” per i primi 20 anni di vita.
Ma nel frattempo c’era anche un’altra cosa, a 16 anni il primo personal computer, un potentissimo 386, il primo uscito, capace di 256 colori, e così scoprii delle cose per allora esageratamente avveniristiche, come i primi rendering 3D che si programmavano con un programma che si chiamava PovRay, scrivendo addirittura dei codici con delle righe di comando in un file di testo.
Altri tempi, oggi viene da ridere, ma allora era del tutto nuovo creare anche solo una semplice sfera che in qualche modo avesse un aspetto che non era disegno, non era una fotografia, non era un cartone animato, scultura, non era televisione, film, dipinto… che diamine era?
Ecco, non c’entra niente con tutto quello che verrà dopo, il fotoritocco, ma in quel momento avevo scoperto il fascino di qualcosa che esisteva solo perché l’avevo pensato, grazie ad un computer.
Ma il botto avviene con l’avvento delle macchine fotografiche digitali (nel mio caso una Olympus, poi una Nikon D100, una D80, e ora una D700, affiancata da una D7000 e spero ne seguiranno molte altre.), io che le prime elaborazioni le facevo scansionando le foto sviluppate su carta, io che fui il primo a portare un file digitale per farlo riversare su negativo, per poi ristamparlo, per un lavoro per la scuola.
Io…io…che casino che ero io…ma che divertimento!
Ma sto divagando ancora; tornando a noi, la macchina digitale era la svolta, l’unione di due grandi passioni. Scatti e hai già tutto pronto per essere elaborato, possibilità infinite, e così la passione è rinata, e naturalmente, insieme a quella della macchina, quella dell’elaborazione digitale, con corsi e ricorsi (ad esempio adesso mi sento in una fase nella quale uso più volentieri l’elaborazione digitale per esaltare le caratteristiche “analogiche” della foto piuttosto che per stravolgerla con filtri psichedelici).
Ed ecco che oggi mi presento a voi, dopo anni e anni di tempo libero passato a scattare, decine di migliaia di foto, ore davanti a Photoshop, decine di libri letti, terabyte di tentativi come un goffo e forse un po’ presuntuoso sedicente fotografo e fotoritoccatore (cosciente di come, per quanto avanti, si sia sempre troppo indietro).
Ad oggi la fotografia rappresenta ancora molto più una passione che un lavoro, in quanto per vivere faccio altro, ma forse è il giusto equilibrio, che mi porta a motivarmi giorno dopo giorno nel procedere in questo cammino con voglia, quasi con rabbia, ma al tempo stesso con umiltà.

E allora mentre ne parliamo...vi faccio vedere qualcosa:

Gallerie


Un saluto

Domenico Margiotta